Is there anybody out there?

Siamo soli nell’universo?
Da sempre la radioastronomia tenta di dare una risposta a questa domanda.

Uno dei quesiti che più di tutti affascina il grande pubblico, specialmente da gli anni 50 del 900.
La ricerca di indizi e segnali della presenza di qualche civiltà oltre alla nostra, ha coinvolto la radioastronomia sin dai suoi albori.

Nikola Tesla

Durante alcuni suoi esperimenti sui segnali atmosferici, nel suo laboratorio a Colorado Springs (CO, USA), Nikola Tesla, ad inizio 1900, dichiarò di aver ascoltato più volte dei segnali ripetuti in maniera schematica.
Purtroppo, la salute mentale del genio, era già allora compromessa e ulteriori ricerche non portarono ad alcun risultato.
La Radioastronomia vera e propria, si sviluppò qualche decennio dopo, negli anni 30, ma sarà solo da gli anni 60 che questa affascinante branca ebbe un grande sviluppo, con la costruzione di antenne sempre più grandi e sensibili.

Piccoli omini verdi

Jocelyn Bell e il Mullard Radio Astronomy Observatory

Il 28 Novembre del 1967, la giovane ricercatrice Jocelyn Bell, stava analizzando i tracciati registrati dal radiotelescopio Mullard in cerca di misteriosi oggetti dello spazio profondo, scoperti qualche anno prima grazie alle onde radio.
I Quasar, potenti e lontanissime sorgenti di radiazioni provenienti da antichissime galassie con al loro centro giganteschi buchi neri.
Quello che Jocelyn Bell trovò nei dati trascritti sui fogli di carta, non era di certo un Quasar ma qualosa di mai visto prima.
Impulsi costanti che si ripetevano di continuo, senza interruzioni, con un periodo di 1,33 secondi, provenienti da un punto nella costellazione della Volpetta.
La sorgente, fu subito nominata scherzosamente LGM-1 (Little Green Men) e assieme al suo collaboratore Antony Hewish, Jocelyn Bell portò il segnale all’attenzione della comunità scientifica e alcuni, subito, considerarono questi impulsi, come un possibile radiofaro cosmico lasciato da qualche civiltà aliena.
Molto presto però, furono scoperte tante altre sorgenti simili in molte altre regioni dello spazio e ulteriori osservazioni, sia radio, sia a raggi X, chiarirono la natura di questo strano segnale.
Jocelyn Bell, aveva appena scoperto una Pulsar, ovvero una stella di neutroni, il piccolo resto ultra denso del nucleo di una gigantesca stella morente che, ruotando su se stessa ad alta velocità, produce due intensi fasci di radiazioni, ogni volta che uno dei due fasci è rivolto nella direzione del nostro pianeta, si può ricevere un impulso radio.
Antony Hewish, vinse ingiustamente il premio Nobel per la fisica, mentre Jocelyn Bell, la vera autrice della scoperta, venne citata solo come collaboratrice, generando molte polemiche.

SETI (Search for ExtraTerrestrial Intelligence)

Negli anni 60, l’astrofisico Frank Drake, propose una serie di riflessioni sulla possibilità di trovare vita intelligente al di fuori della Terra e nel 1974 venne fondato il SETI institute, un’organizzazione scientifica privata, rivolta al coordinamento e al finanziamento di programmi dedicati alla ricerca di segnali provenienti da possibili civiltà in grado di utilizzare le onde radio.
Il SETI, suscitò (tutt’ora suscita) molte reazioni, non solo nel mondo scientifico.
Molti sono i sostenitori, di questa ricerca che, pur esprimendo anche pareri scettici, hanno collaborato e collaborano.
Il SETI, finanziò anche lo sviluppo, nel 1999, di una piattaforma in grado di portare la ricerca scientifica nelle case di tutti noi.
Il SETI@Home, una piattaforma che, tramite un software gratuito e scaricabile da internet, sfrutta la capacità di calcolo dei nostri PC, mentre sono in stand by, per analizzare le immense quantità di dati raccolte dal radiotelescopio di Arecibo alla ricerca di segnali radio.
Tuttavia ad oggi, i possibili segnali interessanti si contano sulle dita di una mano.

WOW!

Il più interessante in assoluto, tra questi pochissimi segnali, venne registrato il 15 Agosto del 1977 dal radiotelescopio Big Ear, dell’università statale dell’Ohio.
Jerry Ehman, stava studiando i tabulati raccolti dal computer del radiotelescopio, quando notò un segnale di forte intensità della durata di 72 secondi.
Le lettere e i numeri sul tabulato, corrispondono all’intensità del segnale registrato.
L’intensità veniva riportata sul tabulato, con un numero da 1 a 9, intensità superiori, venivano segnate con le lettere dell’alfabeto.
Il picco, si ha quindi in corrispondenza della lettera U.

L’antenna del radiotelescopio Big Ear, era fissa, non poteva essere orientata come i radiotelescopi più recenti, captava quindi i segnali, da diverse regioni del cielo, sfruttando la rotazione terrestre e il moto apparente della volta celeste.
Il segnale Wow, venne localizzato nella costellazione del Sagittario ad una frequenza di circa 1420 MHz, ulteriori ricerche nelle possibili regioni analizzate dal radiotelescopio, non hanno però prodotto risultati.
Si tratta quindi di un evento singolo e mai ripetuto, che fa sorgere molti dubbi sulla sua natura.
Le caratteristiche del segnale, sembrerebbero escludere la sua natura terrestre, non dovrebbe essere quindi un interferenza locale.
Potrebbe però essersi trattato di un fenomeno naturale, un’interferenza proveniente da qualche Pulsar o un riflesso di onde radio provocato da qualche detrito spaziale.
Ad oggi il segnale Wow, rimane un mistero con molte ipotesi e nessuna risposta certa.
Nel corso degli anni, sono stati captati pochi altri segnali simili, mai ripetuti.
La natura di questi segnali è ignota, ma, ricalcando le parole del fondatore e attuale presidente del SETI, Frank Drake: “Ciò di cui siamo certi è che il cielo non è ingombro di potenti trasmettitori a microonde” .

Quindi siamo soli?

Il messaggio di Arecibo, trasmesso il 16 Novembre del 1974 in direzione dell’ammasso globulare M13

A quanto pare, la fuori non è pieno di civiltà aliene che possiamo attualmente captare o contattare, non è possibile ad oggi dare una risposta alla nostra domanda, non abbiamo dati sufficienti.
Le distanze cosmiche sono enormi e la nostra civiltà esiste da un tempo infinitesimale se rapportato all’età dell’Universo, ma la ricerca va avanti e l’esplorazione dello spazio continua.

Carl Sagan, grandissimo astrofisico e divulgatore scientifico, collaboratore del SETI e di molti altri progetti di ricerca oltre che ideatore e conduttore della fantastica serie TV Cosmos, recentemente ripresa da Neil deGrasse Tyson

Nel 1974, Frank Drake, con l’aiuto di molti scienziati tra cui l’astrofisico e divulgatore Carl Sagan, utilizzò il gigantesco radiotelescopio di Arecibo, Porto Rico, per mandare un messaggio.
Il segnale (nell’immagine sopra), modulato e trasmesso alla frequenza di 2380 MHz con una potenza di 450 kw, contiene 1679 cifre binarie, ed è suddiviso in varie parti, contenenti varie informazioni.
Il sistema di cifre decimale espresso in codice binario,
informazioni di base sulla biologia della vita sulla Terra, informazioni di base sull’essere umano e il DNA, il nostro sistema solare, la popolazione della Terra e una rappresentazione grafica del radiotelescopio di Arecibo.
Questa è una delle tracce che l’umanità sta lasciando nello spazio e nel tempo, nella speranza che prima o poi qualcuno possa rispondere.
Anche se ci sono dubbi sulla reale utilità del messaggio, questo rimane ad oggi la prova che ci siamo, che stiamo cercando e che non smetteremo mai di esplorare.

Stay Tuned!

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