Chi parla?

Ovvero, chi affolla le frequenze al giorno d’oggi? Come e perché lo fa?

Tantissimi segnali rappresentati in un diagramma che mette sull’asse verticale il tempo e su quello orizzontale le frequenze.
Fonte: Wideband WebSDR

Quando in una normale conversazione, spunta fuori la mia passione per la radio, il più delle volte, noto comparire sulla testa dei miei interlocutori, una quantità decisamente discreta di punti interrogativi.
Cercare di dissolvere qualche punto di domanda, è esattamente il motivo per il quale ho aperto questo blog e ho iniziato con una serie di domande questa quarta puntata del mio viaggio nel mondo della radio.

Nella puntata precedente, abbiamo visionato come l’ITU-R abbia cercato di organizzare le bande radio, creando una suddivisione per frequenze. Abbiamo visto anche, a grandi linee, le caratteristiche di questi settori, chi ci trasmette, come si comportano le onde radio ecc ecc…

Immagine del sottoscritto che reagisce alla domanda che troverete nelle prossime righe.

Andiamo ora ad approfondire alcune figure e alcuni concetti emersi negli scorsi articoli, cercando di rispondere alla domanda principale che mi viene posta di solito: “Ma nell’era di Internet, perché ti interessi ancora di una cosa vecchia come la radio?”

Radioamatori & co.

Ham-radio spirit!

Se non hai compreso la vignetta qui a fianco, tranquillo, tra poco avrai risposte.
In questo sito, avrai trovato più volte nominati: Radioamatori, Radioascoltatori e CB.
Sono tre categorie ben differenti, che utilizzano la radio per scopi diversi.
Un appassionato di radio, può però appartenere a tutte e tre le categorie tranquillamente.
Iniziamo da questa mitologica figura del radioamatore.

Citando la Treccani:
<<radioamatore Persona che, impiegando stazioni radiotrasmittenti e radioriceventi funzionanti su alcune bande di frequenza appositamente assegnate (bande dei r.), entra in collegamento con un’altra, provvista di analoghe stazioni, scambiando messaggi a scopo sperimentale>>

I radioamatori quindi, dalla nascita della radio, sperimentano e studiano questo mezzo di comunicazione.
L’importanza delle radiocomunicazioni, fa si che quello del radioamatore non sia solo un semplice hobby.
Quello del radioamatore è considerato un servizio ed è regolamentato da leggi e normative, nazionali e internazionali, che obbligano l’operatore di stazione a comportarsi in un determinato modo, dandogli allo stesso tempo, il diritto di operare e trasmettere su determinate frequenze (bande radioamatoriali), in determinati modi e con determinati mezzi.
Al radioamatore, è riconosciuta una certa abilitazione che in Italia è rilasciata dal MISE (MInistero dello Sviluppo Economico), a seguito di una prova di esame ministeriale scritto (un tempo era prevista anche una prova pratica di telegrafia).
Superato l’esame, il ministero rilascia un documento, la “patente di operatore di stazioni di radioamatore”.
Tale licenza è valida come documento d’identità proprio come la patente di guida e permette all’interessato di poter fare domanda per ottenere un nominativo di stazione.
In seguito, ottenuto dal ministero il nominativo, si dovrà fare richiesta per ottenere l’autorizzazione generale per l’impianto e l’esercizio di stazione di radioamatore e dichiarare di voler iniziare l’attività.
Come potete vedere è un iter piuttosto complicato.
Questi attestati, obbligano, secondo norme internazionali e nazionali, l’operatore radio a mettere in campo le proprie competenze e i propri mezzi in caso di necessità o emergenza.
Oggi, siamo abituati ad avere il telefono e internet ovunque, dimenticandoci che questi due mezzi, in alcuni casi, diventano totalmente inutilizzabili.

Oltre a gli obblighi e alle leggi, il mondo dei radioamatori è sperimentazione, ricerca e innovazione.
Una continua evoluzione tecnologica che, spesso, ha ricadute anche sulla ricerca scientifica.
Le parole d’ordine sono imparare e condividere le proprie esperienze, lo scopo stesso di comunicare con un’altra stazione, è quello di scambiarsi informazioni ed esperienze oltre che sperimentare i prorpi mezzi, spesso autocostruiti.
Per questo il mondo della radio, non è stato ucciso dal web.
Internet infatti ha permesso ai radioamatori di potersi scambiare sempre più informazioni ed esperienze, accelerando il processo di evoluzione tecnologica.

Ricevitore RTL-SDR, fa parte del mio “arsenale” di apparecchiature ed è una delle mie preferite, dal costo basso e dalle prestazioni eccellenti.
Si trova in vendita online e tante sono le guide che spiegano come utilizzarla.

Un esempio di evoluzione costante nel mondo della radio è la tecnologia SDR (Software Defined Radio) che,grazie ad una folta comunità di appassionati di elettronica, radioamatori e radioascoltatori sul web sta rivoluzionando il settore.
Sono apparecchi radio molto efficienti ma con hardware e parti meccaniche ridotte e miniaturizzate, dove la gestione del segnale ricevuto, avviene a livello software tramite computer, dal quale si può visualizzare uno spettro più o meno ampio di frequenze in funzione del tempo (FFT, Fast Fourier Transform) e gestire l’ascolto o la trasmissione di segnali in maniera più dinamica.

Esiste però un lato molto più romantico.
I radioamatori nel corso della loro storia, hanno sviluppato, per necessità o per spirito, un vero e proprio gergo, abbreviazioni e codici, un tempo utilizzati per rendere le comunicazioni telegrafiche più snelle aumentando la probabilità di essere ricevuti correttamente e senza ambiguità.
Questi codici, sono sopravvissuti fino ad oggi e vengono utilizzati, oltre che dai radioamatori, anche in altri ambiti come per esempio l’aviazione civile e quella militare militare.
Così se sentite parlare un radioamatore, sentirete strane parole come:
“CQ” (Forma abbreviata di Seek You, ovvero una chiamata generale a tutte le stazioni in ascolto)
“DX” per indicare o chiedere un contatto a lunga distanza
“QSO” per indicare un contatto tra due stazioni 
“QSL” come conferma di avvenuto contatto
“73” codice che indica saluti
E tantissimi altri…

Oltre ai codici, i gentleman di ieri e di oggi, trovano simpatico definirsi OM, ovvero “Old Man”, sinonimo di gentiluomo.
Si definiscono anche “Ham Radio Operator”, e Ham in inglese significa “prosciutto”, l’origine di questo nomignolo divertente è avvolto nel mistero, ma spiegano la vignetta ad inizio articolo.

Come già accennato nel precedente articolo, le frequenze sono affollate di segnali.
oltre ai sopracitati radioamatori, SWL e CB, abbiamo tantissimi servizi.
Ci sono le emittenti radiofoniche commerciali, chiamate “Broadcast”.
 Operate da privati, enti statali o grandi network di comunicazione, trasmettono news, musica e programmi di intrattenimento, ma anche propaganda politica e trasmissioni di entità religiosa.

Molte sono le comunicazioni militari, in fonia (vale a dire a voce), oppure sotto forma di flussi di dati digitali.
Sono comunicazioni a unità sul campo, o addirittura dati tattici in tempo reale.

Le comunicazioni tra torri di controllo e aerei, sia a lungo raggio nelle HF, sia a carattere di spazio aereo locale, sulle VHF e UHF.
Gli enti del traffico aereo, gestiscono le rotte dei voli tramite brevi comunicazioni vocali, ma non è tutto, gli aeromobili, per essere identificati, hanno a bordo un transponder, vale a dire un dispositivo che riceve un segnale da terra e risponde rispedendolo indietro identificandosi.

Le staziono marittime e costiere, trasmettono in fonia, bollettini meteo e avvisi ai naviganti.

Ci sono poi i VOLMET, stazioni che trasmettono in fonia informazioni meteo (METAR e TAF) di un elenco di aeroporti.

L’elenco è ancora molto lungo, e nella sezione I Segnali e Radioascolti, troverete articoli sulle singole stazioni e trasmissioni.

Nelle prossime puntate, capiremo come si propaga un onda radio, in cosa consiste una trasmissione e i modi di modulazione e demodulazione dei segnali e molto, molto altro ancora!


Cartolina di conferma ricezione (QSL) spedita dalla stazione VOLMET di Shannon, Irlanda ad un SWL
Altra cartolina di conferma ricezione della stazione costiera SVO di Olympia, Grecia

Stay Tuned!

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